Modem e Router: fino a che punto siamo liberi di scegliere?

Modem e Router: fino a che punto siamo liberi di scegliere?

E alla fine la questione, spinosa e dibattuta, è approdata sulle scrivanie di Montecitorio. La libertà di poter scegliere, dopotutto, non è cosa da poco. Ogni uomo ha il sacrosanto diritto di farlo: in ogni momento, in ogni settore. O almeno così dovrebbe essere. Parlando di informatica, sulla libertà di modem per tutti, i provider non dovrebbero limitarci. Ma in Italia pare non sia così.

A portare all’attenzione nazionale l’argomento è stato il deputato Ivan Catalano presentando un’interrogazione parlamentare sulle limitazioni imposte dai provider ai clienti sull’uso dei modem. I provider internet italiani, insomma, dovrebbero consentire agli abbonati di impiegare il modem che preferiscono, senza alcuna restrizione.

Ma facciamo un passo indietro per fornire un quadro dettagliato della situazione. Dove sta la fregatura? Alcuni dei maggiori Internet Service Provider (ISP), cioè coloro che provvedono a distribuire il collegamento a una rete internet pubblica, obbligano i loro clienti a mettere nella loro sede, le loro case, un Router o un Modem di loro proprietà per far funzionare l’Adsl. Si tratta di dispositivi che molto spesso NON sono neppure gratuiti ma che vengono dati da questi gestori in comodato d’uso tramite un canone aggiuntivo. Si innesca così un sistema per il quale il cliente resta vincolato ad un contratto della durata di 12, 24 o addirittura a 48 mesi. Un tempo che vale un’eternità in tecnologia.

In teoria esiste una normativa europea molto chiara. In pratica però questa legge in Italia non è mai stata recepita. Tra disinformazione da parte del cliente e pubblicità ingannevole- si parla, ad esempio, del canone del servizio ma non viene citato il canone dell’apparato- il risultato è che gli ISP non permettono di cambiare il dispositivo.  Una via d’uscita ci sarebbe, ovvero fare un contratto nuovo con caratteristiche diverse pagando però costi di disattivazione/riattivazione.

Sulla questione anche l’Agcom – ente incaricato dal governo affinché la normativa venga messa in atto- prende tempo. Se la legge per il modem libero c’è, quali sono gli accorgimenti che possiamo adottare per farla rispettare?  Qualcosa effettivamente possiamo fare per far valere il nostro diritto di scelta. Ecco qualche suggerimento utile.

Innanzitutto informarsi, una regola d’oro quando si stipula qualsiasi tipo di contratto: leggere attentamente termini e condizioni e non farsi fregare dalla pubblicità.

Si può, anzi si deve scegliere un provider che dia la possibilità di installare una connettività senza apparati, senza alcun obbligo. Si consiglia di affidarsi solo ad operatori trasparenti e di imparare ad installare in autonomia (sarà divertente, guida alla mano, cimentarsi nella configurazione di router/modem). E poi firmare, condividere e diffondere la Petizione rivolta all’Agcom sensibilizzando a questa tematica.

Fondamentale infine è l’aspetto dell’educazione verso i clienti se si è aziende di informatica o operatori del settore Information, Comunication & Technology . Occhi aperti e niente tranelli.

NOi di ZAL vi diamo questa possibilità! Che aspettate?

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